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mercoledì 10 maggio 2017

LA FIGLIA DEL FUORILEGGE - Maria Venegas

Bajaron al Toro Negro.

Titolo: La figlia del fuorilegge
Autore: Maria Venegas
Editore: Bollati Boringhieri
Anno: Anno 2014
Genere: Romanzo biografico
Traduzione: Manuela Faimali
Pagine: 376

Come un dondolio, talora lieve, talora pesante, tra odio e amore. Tra rabbia e comprensione. Tra indifferenza e voglia di conoscere. Intenso.

New York. Maria riceve una telefonata dalla sorella la quale le comunica che il loro padre, José, è stato vittima di un’imboscata, Maria continua a sfogliare il menù che ha davanti agli occhi e, distrattamente, chiede alla sorella se il padre sia morto. Già quel padre che anni prima lei, e il resto della sua famiglia, ha deciso di eliminare dalla propria vita, quel padre violento, aggressivo, che sparava in aria durante la notte, quello stesso padre che ha ucciso il fratello di sua moglie. Ma anche quel padre che la esortava a difendersi, a non farsi sottomettere, quel padre che, con vanto, la mostrava ai suoi amici elogiandone il coraggio. Nonostante l’odio e la rabbia accumulati nel corso degli anni e nonostante le ferite subite, Maria – ormai divenuta donna - deciderà di recarsi in Messico dove si trova il “fuorilegge”…

Maria Venegas, messicana emigrata negli Stati Uniti all’età di quattro anni, ha messo nero su bianco  le vicende della sua vita in un memoriale sincero e, spesso, crudo come solo la verità sa essere. L’opera è un alternarsi di passato e presente e mette a fuoco aspetti non solo della propria vita ma anche, e soprattutto, della vita avventurosa e fuori dalle regole di suo padre. E se, in una prima fase, il sentimento dominante è quello della repulsione, dell’odio nei confronti del genitore si assiste, successivamente, a un ammorbidimento delle rigide posizioni iniziali dovuto alla forza, spesso dirompente, dell’amore e dei legami di sangue. Quasi a voler dimostrare come nei rapporti familiari  - per quanto difficili possano essere -si tenda, comunque, a scavare a fondo senza sosta in virtù di una molla, che sia essa l’amore filiale o la pietas, che porta ad andare avanti, a proteggere e, forse solo, a conoscere meglio il genitore. Un romanzo vero, intenso e carico di fascino che regala continuamente al lettore emozioni forti.


sabato 23 febbraio 2013

LA CUGINA AMERICANA - Francesca Segal

                                                                                 Il triangolo si
Titolo: La cugina americana
Autore: Francesca Segal
Editore: Bollati Boringhieri
Anno: 2012
Pagine: 352







Biblioteca. In bella vista scorgo ‘La cugina americana’ e mi ricordo di quella entusiastica recensione letta, qualche giorno fa, su l’Internazionale che, appunto, parlava di “un notevole romanzo d’esordio” con il quale la Segal riesce a trasportare L’età dell’innocenza “il libro di Edith Wharton che racconta uno scandalo nell’alta società della New York del 1870, nella comunità ebraica di Londra dei nostri giorni”. A ciò si aggiunga che il romanzo è edito da Bollati Boringhieri, casa editrice che gode della mia stima. Di solito, almeno.
Ecco date queste premesse, afferro il libro e lo porto a casa per scoprire, a fine lettura, come si tratti non di un romanzo, ma di una collezione. Già, proprio così: una collezione di ‘ovviamente’. Siamo nel nord di Londra. Adam, giovane in carriera, sta per sposare la ovviamente dolce, gentile e perfetta Rachel. Cosa succede, quindi? Cosa potrebbe rovinare questo quadretto così perfetto? Ovviamente, l’arrivo del terzo incomodo, altrimenti come si potrebbe formare l’ovvia figura geometrica dello stereotipato triangolo? L’altra, Ellie, sempre ovviamente, è altissima, bellissima, ribelle e, ovviamente, è l’esatto contrario di sua cugina Rachel. Rachel ricorda, quasi con fastidio, una madonnina infilzata, sempre pronta ad aiutare gli altri, vive nel suo mondo ovattato, è innocente come una bimba. Ellie, invece, è sfrontata, non molto amata, tutt’altro che pudica – si mormora abbia girato pure un pornazzo. Insomma, per farla breve, il povero Adam –futuro marito perfetto – perde decisamente la testa per la cuginetta americana. Si innamora proprio, almeno così dice. Ed è pure deciso a stravolgere quella sua vita così impeccabilmente perfetta…

Va bene, io non amo i romanzi rosa.
Ma, sinceramente, la scrittura della Segal, nel suo romanzo d'esordio, non mi è parsa degna di nota, né originale, né fresca (come è stata definita). Lineare quanto basta per propinarci una storiellina vecchia come il mondo. Interessante, forse, il quadro dettagliato che offre della borghesia ebraica, sempre pronta a preparare ricevimenti, a sparlare, ipocrita, unita al fine di proteggere i propri membri nei confronti di elementi pericolosi. Ma, è anche vero, che tutte le borghesie si assomiglino un po’, pertanto niente di nuovo anche qui. Al di là di questo, parliamo della storia in sé, del tradimento, del triangolo che mi è parso privo di slanci particolari. Per esempio, decidete di consumare un tradimento, vabbe’, capita anche nelle migliori famiglie, è risaputo questo, ma, , che almeno ci sia del sesso sfrenato. È il minimo che ci si aspetta. Invece, la Segal ci offre una passione troppo tiepida. Poco fuoco, insomma. E non va mica bene se mi parli di corna. In generale, i personaggi risultano antipatici, sempre impegnati a mangiare, a fare pettegolezzo, sempre impegnati ad essere perfetti per poter stare comodamente inseriti nel loro ambiente rigido e, spesso, settario, fondamentalmente privo di eventi straordinari. Vite fatte di ordinaria amministrazione, un mare piatto che non ammette bufere di sorta, ma neanche leggeri venticelli primaverili. Un bel – si fa per dire – polpettone rosa abbagliante.
Fastidioso, decisamente.