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venerdì 9 febbraio 2018

IL SOGNO PIÙ DOLCE - Doris Lessing

Dipingendo generazioni 


Titolo: Il sogno più dolce
Autore: Doris Lessing
Editore: Feltrinelli 
Anno: 2017
Pagine: 455
Genere: Romanzo
Traduzione: Monica Pareschi

Ogni volta che leggo la Lessing rimango affascinata dalla sua prosa capace di creare dipinti, di persone, di epoche, di generazioni e di rimanere lì a contemplarli, quei dipinti.
Il sogno più dolce è un romanzo complesso che, con precisione e pagina dopo pagina, ricostruisce un’epoca.

È una sera d’autunno e Frances è insolitamente felice, fluttua quasi. L’origine di quello stato d’animo risiede nel telegramma ricevuto, tre giorni prima, dal suo ex marito Johnny – il compagno Johnny - con il quale annunciava di aver sottoscritto un contratto per il filmato su Fidel e, soprattutto, il pagamento di tutti gli arretrati. Tale evento le permetterà di accettare la proposta di ottenere una parte in un lavoro teatrale con due protagonisti di alto livello e, va da sé, che per un’attrice minore come lei questa potrebbe essere un’ottima occasione. E, chiaramente, le permetterà di rifiutare l’altra proposta di lavoro del Defender: gestire una rubrica di consulenza ai lettori. Perché il teatro è sempre stato il suo sogno. Si sporge dalla finestra e, dall’angolo, vede giungere il maggiolino di Johnny e capisce subito: quei tre giorni impegnati a immaginarsi di calcare le scene di colpo svaniscono. Mentre scende le scale ha l’amara certezza di dover scrivere al Defender per accettare quel lavoro. Vede Johnny, spavaldo ma anche contrito, e, attorno al tavolo, diversi ragazzi, tra i quali i loro due figli, Andrew e Colin che, come lei, sanno che quei soldi annunciati non ci sarebbero stati, come era già successo in passato, come succedeva sempre. E lui, l’ex marito, il compagno adorato dai ragazzi presenti figli esclusi, conferma, con stampato in viso un sorriso addolorato: nessun contratto, niente soldi, troppi problemi, colpa della CIA. Già, la CIA. E i due figli si ritrovano davanti a una scena già vissuta troppe volte: la stessa che si ripeteva dalla loro infanzia. Niente di nuovo….

Doris Lessing amatissima autrice scomparsa a novantaquattro anni, nel 2013, vincitrice di numerosi premi nonché del Nobel per la letteratura nel 2007, ci racconta, in queste pagine dense, una storia familiare degli anni sessanta (e oltre) precisando peraltro, nella prefazione, come l’opera non costituisca un’autobiografia avendo ella optato per “scrittura basata sull’invenzione per non far soffrire alcune persone. Anzi per proteggerle.” Con la sua prosa ammaliante, scorrevole e precisa nei minimi dettagli, la Lessing ci regala il ritratto di una generazione, di un’epoca attraverso la descrizione degli eventi che avvengono all’interno di una grande casa. Una casa, di proprietà della suocera di Frances, abitata non solo dagli stretti familiari, ma da una miriade di giovani che vedevano in quel luogo una sorta di rifugio, di punto di riferimento. Una casa che ricorda una comune nella quale si sviluppano, si moltiplicano e si infrangono anni di sogni, di illusioni, di lotte e si muovono anche personaggi poco empatici ad iniziare dal compagno Johnny che in nome dei suoi sogni, dei suoi ideali, della “causa” non si preoccupa di porre un freno al suo ego ipertrofico e al suo egoismo. E poi ci sono le donne – tre generazioni di donne rappresentate da Frances, Julia e Silvya– diverse, distanti ma anche vicine che dominano l’opera, senza che però il romanzo possa, neanche per errore, essere considerato “per sole donne” definizione che, peraltro, la Lessing ha sempre rifiutato. E se l’intento dichiarato dell’autrice era quello di creare lo spirito degli anni sessanta diciamo che ci è riuscita pienamente.

martedì 16 maggio 2017

LA PESTE DELL'ANNO UNO - Andrea Tomaselli

Inganneficando

Titolo: La peste dell’anno uno
Autore: Andrea Tomaselli
Editore: Feltrinelli
Anno 2014
 Genere: Racconto horror

È buio pesto, tutto è nero. Anche se apre gli occhi non riesce a vedere. Capisce di trovarsi nella cava. Lei è una ragazza cattiva, così dice suo padre che non perde mai l’occasione per ricordarle come non abbia nulla della gentilezza e della dolcezza di sua madre. Già, sua madre: morta,  uccisa dalla peste quando lei era piccolissima, aveva solo pochi mesi. Anche il suo fratellino è buono e ubbidiente, fa solo le cose che suo padre gli dice di fare, mica come lei. Morto, anche lui. Se non riuscirà ad uscire da quella cava morirà anche lei, suo padre non verrà a salvarla perché è rinchiuso nella sua stanza, non riesce a  muoversi perché lui è tornato. Lo sente alle sue spalle perché lui appare sempre alle sue spalle. Non è necessario vederlo in faccia perché lei sa che lui è lì. Lui è l’Ingannefico…

Pubblicato da Feltrinelli nella nuova collana digitale curata da Sergio “Alan D.” Altieri, Zoom Filtri, con l’obiettivo precipuo di riunire opere di pregio nell'ambito della narrazione di genere La peste dell’anno uno è un breve racconto horror che sferra, con violenza, continui e sonori pugni allo stomaco. Feroce, crudele, angosciante, claustrofobico, un allucinante racconto nel quale una ragazzina, voce narrante, ci conduce con il suo linguaggio sincero e alquanto sgrammaticato in un universo fatto di isolamento e di follia. 
Isolamento ritenuto necessario per sfuggire alla peste. Una peste metaforica, contagiosa quanto un morbo reale e nella quale l’untore, sempre in agguato, è il mondo al di fuori di quella finestra, al di là di quella siepe dalla quale la piccola protagonista vede o ha bisogno di vedere uno spiraglio. Una piccola perla.

Altri libri:
Il ladro del silenzio, Rawi Hage


venerdì 31 marzo 2017

IL RIBELLE CON LE ALI - Marcel Roijards

"Tutto ha un cuore"

Titolo: Il ribelle con le ali. La storia di Icaro
Autore: Marcel Roijaards
Editore: Feltrinelli kids
Anno: 2015
Traduzione: Valentina Freschi
Genere: Ragazzi

Scritto per ragazzi, Il ribelle con le ali, regala una buona dose di positività che fa sempre bene, a tutte le età. Quasi una fiaba, ma non solo. Interessante, inoltre, la struttura del libro che richiama lo schema di un’opera teatrale.

Ci sono lezioni e lezioni e quel che è certo è che le lezioni del maestro Matakanis erano ripetitive, non era un caso che, anche quel giorno, stavano ricominciando l’alfabeto che, in tutta onestà, sarebbero stati capaci di recitare anche nel sonno. Ma quel giorno la routine fu rotta dall’ingresso in aula di un nuovo allievo che con la sua tunica azzurra si distingueva nell’uniforme bianco delle altre. Alla richiesta del maestro su cosa volesse il nuovo arrivato, candidamente, rispose “Voglio una corona fatta con la luce del sole da mettermi in testa come un cappello" e anche “un pennello con cui dipingere di rosso tutto ciò che è nero.” Inutile dire che il maestro perse la pazienza e gli intimò il silenzio e l’immobilità, cose che a quanto pareva non gli appartenevano infatti, proseguì “se non si cambia, tutti i giorni sembrano uguali” informandosi, tra l’altro, su quali alfabeti conoscesse il sempre più furente docente: “Cosa ne pensa dell’alfabeto egizio? Di quello sud aromatico? Lo conosce? Io no, ma potremmo inventarlo". E fu così che il maestro lo punì, ma ciò non sembrò tanto grave a quel ragazzino bizzarro che aveva fatto subito breccia nel cuore degli allievi. Nacque tra loro una profonda amicizia: la vita divenne una bellissima avventura. E le donne? Tutte innamorate di lui. E lui? Che domande! Innamorato di tutte, ovvio. Almeno fino a che non conobbe Arianna, figlia del terribile Minosse. Ah! Per lei fu un amore diverso. Il fantasioso bimbo si chiamava Icaro, figlio di Dedalo l’abile artigiano costruttore del labirinto ordinato da Minosse per qualche diabolico scopo…


Marcel Roijaards è nato e cresciuto nel mondo del teatro: entrambi i suoi genitori – ma anche i nonni e i bisnonni - erano attori ed egli, seguendo la tradizione familiare è, oltre che attore -  anche drammaturgo e regista. Il legame con il mondo del teatro pare vivere nelle pagine e nella struttura di questo che è il suo primo romanzo del 2012: non è un caso che nella storia di Icaro ci sia un palcoscenico nel quale i suoi amici raccontano e rappresentano la sua brillante storia, il romanzo è suddiviso, inoltre, in scene e atti. È certo che di Icaro che sogna di volare, ribelle, fantasioso quasi all’eccesso sia impossibile non innamorarsi per il suo coraggio, per quell’esplosione di vita che lo caratterizza, piccolo che combatte – tutto e tutti- in nome dei sogni e dell’amore, abbatte mostri, umani troppo umani. E per quanto sia automatico individuare la classica linea di demarcazione tra buoni, Icaro, Dedalo e Parkos da un lato, e cattivi, Minosse il Minotauro e Kostas dall’altro, è anche vero che in questa bizzarra favola  “tutto ha un cuore” perché, forse, quelli che chiamiamo mostri non esistono. Pensato per i ragazzi è un romanzo adatto anche agli adulti per la botta, quasi violenta di ottimismo che regala e perché è ironico, divertente e fa ricordare come i sogni, che siano alati o meno, hanno bisogno di essere coltivati perché, come insegna Icaro tutto quanto è un’opportunità da cogliere.


venerdì 17 marzo 2017

BLITZ - David Trueba

Emoticon e poi muori
Titolo: Blitz
Autore: David Trueba
Editore: Feltrinelli
Anno: 2016
Traduzione: Francesca Pè
    Genere: Romanzo 
Pagine: 133



Si legge rapidamente questo romanzo che affronta il tema della fine di un amore, ma non solo. Trueba ha una scrittura rapida, saettante e, per quanto, non possa certamente essere considerato una grande opera, Blitz regala qualche ora di piacevole lettura, strappa qualche risata e ci si ritrova a parteggiare per il povero protagonista abbandonato dalla sua (non esclusivamente sua, a dire il vero) Marta. 
Beto è un giovane architetto e si trova con la sua fidanzata, Marta, a Monaco, per presentare ‒ nell’ambito del convegno Lebensgärten 2015 ‒ un progetto concorrente nella categoria “Prospettive future”. Al vincitore sarà assegnato un premio di diecimila euro. Marta è molto fiduciosa, Beto invece non crede che il suo progetto, rappresentato da un giardino per adulti la cui particolarità è data dalla presenza di un bosco di clessidre in scala umana, possa avere qualche chance. Alla presentazione ha pure il dubbio di essere stato troppo saccente, Helga – la loro accompagnatrice – gli fa invece i complimenti. I due giovani intendono partire il giorno dopo, ma un piccolo incidente modifica i loro piani: Marta partirà da sola, Beto si tratterrà a Monaco. Già, basta poco per cambiare idea, a volte basta un messaggio al telefono. Infatti mentre il giovane attende al bancone il suo kebab riceve un messaggio da Marta, che si trova proprio nel tavolo di fronte a lui, nel quale scrive “Non gli ho ancora detto niente. È dura. Uff. ta”. E, per finire, l’emoticon di un cuoricino. Quel messaggio è stato inviato a lui per errore, il vero destinatario è l’ex di Marta, con il quale, scoprirà qualche minuto dopo Beto, lei ha ricominciato a vedersi. Tutte le rotture hanno sempre qualcosa di ridicolo e, naturalmente, anche questa: Marta lo lascia mentre mangiano un kebab…
Dopo otto anni torna in libreria lo scrittore e regista spagnolo ‒ autore, tra i tanti, dell’apprezzato Quattro amici ‒ edito sempre da Feltrinelli, con un romanzo dai toni fortemente tragicomici regalandoci le avventure del trentenne Beto. Giovane, in cerca di una posizione lavorativa - la famosa solidità sempre cosa ben lontana per un giovane trentenne -, con poca fiducia in se stesso, con un amore che finisce in un lampo, un messaggio – con l’aggravante della maledetta emoticon-cuore più la doppia aggravante dovuta al fatto che Marta si è rifidanzata con l'ex (perché è vero che i tradimenti sono sempre cosa brutta e ingiusta, ma il tradimento con l'ex è peggio, lo sappiamo tutti). Basta poco per sconvolgere un’esistenza, per cambiare un percorso in qualche modo già tracciato, ma spesso basta poco anche per ricominciare. Blitz pare tutto incentrato sul concetto amico-nemico, di tempo simbolicamente rappresentato dal progetto di Beto stesso: la clessidra che non solo lo quantifica, ma è anche strumento che aiuta ad evadere. Siamo fatti di attimi, di piccoli granelli che scivolano nella nostra clessidra personale, a volte ci sfuggono, a volte, invece, sono talmente importanti da farci prendere direzioni impensate e, nonostante siano scivolati molto velocemente, riusciremo a ricordarli per sempre.


domenica 1 marzo 2015

MONTEDIDIO - Erri De Luca

Bumèrando
Titolo: Montedidio
Autore: Erri De Luca
Editore: Feltrinelli
Genere: Romanzo breve
Anno: 2007
Pagine:144


Adoro questo piccolo libro. La prima volta lo lessi in pullman durante un viaggio accidentato e lungo da Cagliari a Nuoro. Ricordo che eravamo una trentina di persone delle età più disparate e ci recavamo a Nuoro per un congresso dei Comunisti Italiani. Quando ancora ci credevo, aggiungo. E ricordo che, nonostante il sottofondo chiassoso, riuscì a leggere e a sottolineare questo libro e ad innamorarmi del piccolo protagonista napoletano. L’ho riletto adesso nella tranquillità di casa mia (se di tranquillità di può parlare vista la piccola e vispa bimba pestifera che ho generato) e l’amore per il piccolo protagonista non è stato scalfito, lo stesso non si può dire per i comunisti italiani, ma questa è un’altra storia. 


Le vicende si svolgono a Napoli nel quartiere di Montedidio. Lui ha appena compiuto tredici anni e il babbo, come è giusto che sia, l’ha messo a lavorare. Anzi, rispetto ai suoi coetanei l’ingresso nel mondo del lavoro è avvenuto in ritardo visto che era un po’ malatticcio. È il suo primo giorno nella bottega di mast’Errico. Imparerà a lavorare il legno e la sera annoterà i fatti del giorno in un avanzo di bobina regalatagli dal tipografo che è buono, in fondo, gli piace soltanto toccare il piscitiello ai ragazzini. Con sé porta sempre il bumeràn che proviene dall’Australia, ma non lo può lanciare perché nel suo quartiere non c’è lo spazio nemmeno per uno sputo. Fa niente: può sempre fare la mossa di tirarlo. Il bottega c’è anche Don Rafaniello, o’ scarparo, che ha la gobba dalla quale un giorno spunteranno le ali che lo porteranno a Gerusalemme: si sentono già scricchiolare le ossa delle ali. E poi c’è lei: Maria…


Tra gli stretti e chiassosi vicoli di Montedidio si staglia la figura di un tredicenne che fa la cronaca delle sue giornate e la fa in italiano, pur sentendosi un traditore del suo dialetto, perché l’italiano è zitto e ci può mettere i fatti “riposati dal chiasso napoletano”. 
Montedidio ha la sostanza di una favola, amara certo, nella quale l’io narrante ci porta nel suo brusco percorso di crescita privo di tappe intermedie che si traduce in uno sfondamento quasi violento di quelle porte che conducono nel mondo adulto. È un romanzo ricco di tenerezza e magia nel quale domina l’assenza, dirà molto saggiamente il protagonista “I grandi vanno dietro ai loro guai e noi restiamo nelle case sorde che non sentono più un rumore.
 Solo il nostro sentiamo e fa un po’ paura.” La solitudine, le assenze e le dolorose perdite si uniscono, quasi a creare una compensazione salvifica, con la forza, la voglia di vivere, “l’ammore” e, soprattutto, i sogni i quali, in qualche modo, si realizzeranno nella notte di Capodanno tra colorati e rumorosi fuochi d’artificio. De Luca ci regala una storia tenera, fiabesca ma non troppo, in un alternarsi di crudezza e lirismo che ha la capacità di incantare dalla prima all’ultima pagina. E il piccolo napoletano rimarrà con noi anche a libro terminato.


mercoledì 10 luglio 2013

LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD - Daniel Glattauer

 Per errore ti scrivo

Titolo: Le ho mai raccontato del vento del nord
Autore: Daniel Glattauer
Editore: Feltrinelli
Pagine: 192
Genere: Romanzo epistolare
Traduzione: Leonella Basiglini



Quel che segue non è una recensione, ma una lettera, giusto per non allontanarmi dallo spirito del romanzo. Una lettera a un'amica virtuale.

Titolo della lettera (in rima): Cara Farinola pensavo m'avessi lanciato una sola.

Cara Farinola, 
visto il titolo, ho pensato - almeno un po’ - che Le ho mai raccontato del vento del nord fosse una di quelle melense storie d’amore del tipo, per intenderci, “E lui la guardò negli occhi per arrivare alla sua anima, un brivido scosse tutto il suo corpo; la baciò con passione e così l’avrebbe baciata per il resto dei suoi giorni”. Ma anche la copertina con quella chioma svolazzante al vento – del nord, suppongo - non mi convinceva per niente. Già anche quella chioma mi faceva pensare a un “E vissero felici e contenti e si sposarono ed ebbero tre figli (uno più bello dell’altro, naturalmente) e alla veneranda età di centocinquant’anni si guardavano negli occhi come la prima volta”.
Per farla breve, come già ti ho spiegato, la mia mente si rifiutava categoricamente di acquistarlo perché con il romanzo rosa non ho un buon rapporto, anzi mi fanno proprio incazzare quegli amori che, solitamente, vi trovo descritti. E ti giuro che tutti ci hanno provato regalandomi vagonate di Sparks e similari. Certo, mia cara, tu non me l’hai regalato, l’hai solo consigliato. Potevo non tenere conto del consiglio, ma mi son detta: "Perché no?" E lettura fu. Mi sono immersa in questa raccolta di mail tra due perfetti sconosciuti che iniziano a scriversi per via di un errore. Lei è Emmi, lui Leo. Loro sono fiumi di parole sgorganti da gelide tastiere. Loro creano un mondo distante e diverso da quello normale. Un mondo isolato di cui, forse, avevano bisogno entrambi, Un mondo al quale si aggrappano nonostante la mancanza di appigli solidi in uno schermo di un pc. Un romanzo epistolare moderno che, mail dopo mail, mi ha incuriosito e rapito facendo sperare, talora, che quell’amore non rimanesse solo nei confini di quelle mail e talora, al contrario, che rimanesse puro e non consumato. Poi, tutto può accadere, come di fatto accade. E ho pensato che di questo, solo di questo, spesso si ha bisogno: di parole. A patto che qualcuno le legga. A patto che qualcuno ci risponda. Per non sentirci soli, forse. Per non sentirci aridi, forse.
Ora concludo con codesta epistola ringraziandoti, amica virtuale, per il tuo consiglio visto che mi ha regalato qualche ora piacevole di bella scrittura senza, però, farmi sguazzare nel miele.

Altri libri:
L'amore necessario, Nadia Fusini
Per lettera, Iselin C. Hermann