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lunedì 8 maggio 2017

PENTAMERONE BARBARICINO - Gianfranco Cambosu

Attese

Titolo:  Pentamerone barbaricino
Autore: Gianfranco Cambosu
Anno: 2009
Editore: Fratelli Frilli
Pagine: 307
Genere: Romanzo noir

Siamo in Sardegna e un gruppo di amici, amici più per necessità che per scelta, tenta di attuare una rapina ai danni di una banca. È il colpo della loro vita.
Con la descrizione di un piano dettagliato inizia tra le montagne barbaricine, in una fredda giornata nevosa, il Pentamerone barbaricino, titolo che porta, inevitabilmente, a ricordare le novelle del Decamerone di Boccaccio; con la differenza che, nel nostro romanzo, i narratori si riuniscono non per sfuggire alla peste, o forse sì. Tutto dipende da che concetto di peste si assume. Tutto è relativo.
Una rapina che non va come previsto, qualcosa in quel meccanismo ben ideato si inceppa, sopravvivono due rapinatori soltanto : Tinteri, il “buono”, e Cadena, il “cattivo” i quali, causa l’evolversi degli eventi, sono costretti a rimanere reclusi in banca con due ostaggi. Attendono che la situazione muti, attendono come sempre hanno fatto nella loro vita, ma alla fine nulla cambia o il cambiamento è diverso da quello che avevano previsto. Come sempre.
Trascorrono alcune notti all’interno di quella gelida banca nelle quali le riserve di gasolio stanno per terminare e si sente nell’aria il presagio di un gelo ancora più freddo della neve che cade silenziosa dal cielo della Barbagia.
Nell’attesa di una macchina che li conduca lontano, nell’attesa, comunque, di qualcosa iniziano a raccontare storie, brevi “favole” nelle quali il lieto fine è solo una chimera.
Ogni racconto, che si sviluppa nell’arco dei giorni della reclusione, non è altro che un estratto delle loro misere esistenze.
In questo raccontarsi emergono temi che hanno colorato le loro vite: la vita dell’ostaggio è stata dipinta con i colori del satanismo, quella di Tinteri dai colori opachi della faida e quella di Cadena dalle forti tinte della violenza.
Emergono dalla penna di Cambosu, delicata, quasi silenziosa ma efficace, argomenti difficili quali quello della faida dai quale affiora la figura della donna-madre sarda, dura e ferma come il suo sguardo. Una donna che non parla, ma sa, prevede, comprende e ordina con il solo ausilio del suo dignitoso silenzio maturato in un giaciglio di dolore, di tragedie e di continui lutti destinati a perpetuarsi all’infinito. Catene che sembrano destinate a non spezzarsi mai.
Emerge anche una sorta di fatalismo, quasi l’impossibilità per i protagonisti di allontanarsi troppo dal loro mondo, un passo oltre il confine disegnato da quello strano destino li riporta come una calamita verso ciò che sono sempre stati, verso il loro mondo originario. E non manca la voglia di riscatto, non mancano i tentativi di evasione, non mancano i sogni.
Umani, fin troppo umani con il fardello delle loro paure, del loro passato, del loro dolore che non è individuale, ma è familiare, un dolore di stirpe.
Tinteri e Cadena, sino alla fine, sperano, con tenace ottimismo, di uscire dalla banca con le tasche piene di denaro nonostante abbiano la percezione che qualcosa, fuori dalle porte scorrevoli della banca, non stia andando come dovrebbe.
Perché è chiaro che là fuori ci sia qualcosa di anomalo e di inspiegabile razionalmente, una fitta nebbia di mistero che si chiarirà, in modo peraltro surreale, solo al termine del romanzo.
Lo stile di Cambosu è molto lineare. È ripetuto l’uso di termini sardi che non appesantiscono la lettura, anzi hanno l’effetto di regalare al lettore, anche al lettore non sardo, qualcosa in più; quei termini in corsivo, non ostacolano il percorso di lettura proprio perché con essi lo scrittore ci dà delle tenui sfumature che abbelliscono e rendono vive le immagini.




domenica 28 settembre 2014

LA METÀ DEL GIGANTE - Gianfranco Cambosu

CEDIMENTI
Titolo: La metà del gigante
Autore: Gianfranco Cambosu
Editore: Barbera
Pagine: 192
Genere: Romanzo




Siamo nella Sassari degli anni novanta. Pietro Aglientu è un bibliotecario trentenne che sogna di diventare scrittore, il suo sogno pare destinato a non rimanere rinchiuso in un cassetto quando l'editore della Sogni Esagerati, Riccardo Golia, gli comunica, appunto, l'intenzione di voler pubblicare il suo romanzo. E mentre Pietro attende che il suo grande sogno diventi realtà, la Casa Editrice organizza un corso di scrittura alla quale lui parteciperà pur non avendo mai l'occasione di incontrare Golia con il quale avrà sempre, e soltanto, contatti epistolari. Il punto di riferimento dell'aspirante scrittore saranno due collaboratrici, Barbara e Lisa, che lo inviteranno a ripercorre e recuperare il suo passato. Tale ricerca sarà lo strumento che porterà alla luce una dolorosa verità...

La metà del gigante è il romanzo della ricerca di se stessi attraverso il passato attraverso, soprattutto, quello strumento magico che son le fotografie capaci di immortalare istanti e sguardi consentendo di recuperare momenti distrattamente abbandonati perché la vita, in sé. è troppo veloce e insegna un'insana indifferenza verso i particolari i quali -spesso- contengon l'essenza di una vera esistenza. 
È presente, nelle parole di Cambosu, l'acre, e talora insopportabile, sapore che hanno il crollo di quelle certezze costruite giorno dopo giorno: quando quell'impalcatura stabile, che pare inattaccabile e quasi eterna, inizia a scricchiolare, ci si sente perduti poiché quello scricchiolio - che, a un certo punto, diviene lacerante e assordante, ci ricorda, in qualche modo, che è necessario ricominciare e ricominciare fa sempre un po' paura. Saranno le certezze di Pietro, il protagonista, a crollare in una maniera sconvolgente dato che saranno messe in discussione le sue stesse radici, il suo senso di apparenenza e quando son le radici ad essere messe in discussione l'effetto è sempre destabilizzante: nulla è più atroce del domandarsi chi si è veramente, chi si è stati e chi sono stati quelli che ci hanno fatto crescere, ci hanno educato e accompagnato in ogni istante della nostra vita. 
Pietro è un sognatore, forse poco calato nella realtà, incapace di prendere decisioni importanti, preferisce lasciarsi vivere: troppo affannoso vivere. Si trascina una storia d'amore con una donna, Luana, che forse non ama. Si lascia vivere da quel rapporto anaffettivo, senza slanci, senza passione. Ma quella situazione precaria Pietro l'accetta in quanto rappresenta, in qualche modo, un equilibrio. 
La metà del gigante, vincitore del Premio Barney 2013, definito dall'autore stesso un romanzo di formazione dimostra ancora una volta l'abilità di Cambosu nel tessere trame e originali non scevre, come nei suoi precedenti romanzi, di un alone di mistero sempre incalzante il tutto con uno stile elegante, lineare e molto curato. 
Una lettura scorrevole e intensa.


Altri libri di Gianfranco Cambosu:
Il cronista era atteso


martedì 8 luglio 2014

IL CRONISTA ERA ATTESO - Gianfranco Cambosu

Palcoscenici

Titolo: Il cronista era atteso
Autore: Gianfranco Cambosu
Editore: Parallelo 45
Anno: 2013
Genere: Romanzo noir
Pagine: 176







Per raccontare una storia, una bella storia, si può partire da destra o da sinistra. Non importa. Tant'è che si può anche partire dal basso, o meglio dalle parti basse come appunto ha fatto Gianfranco Cambosu ne Il cronista era atteso. Già perché la sua storia inizia proprio con un sedere. Precisamente dal "mappamondo rosa" della contestatrice sarda Sabrina Pittau su un palco di Piazza Di Ferrari a genova, nei giorni caldi del G8. A tale esibizione seguirà immediatamente il suo arresto. Da quell'immagine, rosa e tonda, partiranno una lunga serie di vicende, eterogenee quanto oscure e misteriose, nelle quali cercherà di districarsi il giornalista free-lance Antonio Serra, anch'egli sardo.

Cambosu ha costruito un noir fortemente articolato nel quale non ha inteso lasciare al lettore un attimo di tregua: un ricamo perfetto e intricato costruito pazientemente frase dopo frase. L'autore è - come dire - generoso ma con parsimonia in quanto, solo poco per volta e senza strappi, ci concede piccoli tasselli dei quali non è subito sicura la collocazione per arrivare, infine, a farci avere un quadro impeccabile in cui ogni cosa risulterà, di fatto, al suo giusto posto e condurci a un finale indubbiamente inaspettato.
L'intera vicenda si dipana, tranne un breve passaggio in terra sarda, in un contesto affascinante che pare nato per accoglierla benevolmente e farla germogliare: i carruggi di Genova.
Quelle vie vecchie e misteriose che hanno la capacità, al medesimo tempo, di condurre sia all'inferno sia al paradiso. Quelle stesse vie cantate da De Andrè. Quelle vie che son poesie. Ed è in quelle viuzze delle quali sembra quasi di sentire il profumo che si muove Antonio Serra tra speculazioni edilizie, compagnie teatrali al limite del surreale, emarginati. Perché, alla fine, son proprio gli emarginati che, silenziosamente, lottano per avere un posto in un palcoscenico che non sia il teatro, ma la vita stessa. Dimenticati come sono dal mondo e privati della loro stessa voce, in senso fisico e in senso metaforico.
Non cercate eroi in queste pagine: non li trovereste. Ci son solo persone, uomini che, giorno dopo giorno, si affannano o uomini che si impegnano - con mezzi spesso riprovevoli - a ottenere un posto in prima fila in un mondo che di bello ha ben poco o, ancora, uomini che la sera, in solitudine, si trovano a fare i conti con il loro passato, con un semplice nome che rappresentava, forse, l'amore. Quello vero.

Cambosu, ancora una volta, conferma la sua abilità nel raccontare e lo fa come se ogni volta stesse costruendo una ragnatela, senza mai esser scontato, senza mai annoiare.  E, soprattutto, conferma come non sia importante il punto di partenza di una storia in quanto ciò che conta è dove essa, pagina dopo pagina, ci conduce e ciò che ci lascia dentro.