Visualizzazione post con etichetta Isole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Isole. Mostra tutti i post

venerdì 19 maggio 2017

NELLE ISOLE ESTREME - Amy Liptrot

Isolitudine
Titolo: Nelle isole estreme
Autore: Amy Liptrot
Editore: Guanda
Anno: 2017
Traduzione: Stefania De Franco
Genere: Romanzo biografico
Pagine: 272
Un romanzo biografico nel quale l’autrice racconta la sua esperienza nel tunnel dell’alcolismo e la sua risalita dagli abissi, dominato dalle descrizioni di una natura affascinante e ricca di magia quale è quella delle Orcadi.
Nelle Orcadi – arcipelago di isole tra il mare del Nord e l’Atlantico – anche nei giorni più limpidi soffia un vento freddo, lì, in quelle isole, in un giorno di maggio Amy Liptrot è nata. E proprio quel giorno il padre, allora ventottenne, urlante e fuori di sé, fu bloccato e sedato. Quella nascita fu, per quel padre fragile, un evento emotivamente forte tale da scatenargli una crisi maniacale.
"In mezzo al turbinio delle pale di un elicottero, una donna in sedia a rotelle con una bambina appena nata tra le braccia viene spinta lungo la pista di atterraggio dell’isola verso un uomo in sedia a rotelle e camicia di forza che viene spinto nella direzione opposta.
Quel giorno i due, entrambi ventottenni, sono stati assistiti nel piccolo ospedale lì vicino. 
Lei ha partorito la sua prima figlia. 
Lui, urlante e fuori controllo, è stato immobilizzato e sedato." 
(Incipit)
Le isole sono i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, trascorsa in una fattoria a contatto con la natura e con gli animali. A diciotto anni, nasce in lei la voglia incontenibile di andare via perché “la vita nella fattoria sembrava dura, sporca e malpagata.” Quando lei, invece, voleva “comodità, glamour” e sapeva esattamente dove voleva trovarsi: “al centro del mondo”. Dopo dieci anni di lontananza, trascorsi a Londra e che segneranno il suo declino ma anche la sua voglia incontenibile di vita “Ero strafatta, ma non mi bastava. Volevo sfregarmi la città sulla pelle, volevo respirare le strade”, tornerà in quei luoghi: i genitori si sono separati, suo padre vive in una roulotte, porta la sua solita tuta da lavoro, il solito coltellino in tasca e porta il maglione fatto ai ferri dalla moglie tutto rattoppato sui gomiti…
Nelle isole estreme segna l’esordio in letteratura, peraltro ben riuscito, di Amy Liptrot che le è valso anche il premio Wainwright Prize 2016. Un romanzo sincero, trasparente, nel quale l’autrice narra senza veli la sua esperienza di alcolismo, la sua caduta verso il basso, definendosi un relitto, e il lento, ma tenace percorso di risalita e di rinascita. Relitti che, spesso non si perdono, ma si salvano non solo in virtù di una forza di volontà immane, ma anche grazie a un ritorno: il ritorno nelle Orcadi, un immenso contenitore di ricordi, di poetici cieli, di leggende, di paesaggi, di fauna marina che le regaleranno la salvezza. Sono delicate e evocative le pagine dedicate alla descrizione dei cieli delle Orcadi, arcipelaghi fatti di vento perché “crescere nel vento rende forti, inclini e abili a cercare riparo”. Isola, quindi, come spazio infinito, ma anche come prigione, poiché, a un certo punto, i suoi confini paiono troppo stretti, e nasce la voglia di spazi più ampi, di libertà, ma poi, una volta varcati quei confini, rinasce la voglia di ritornarci, perché l’Isola, come madre amorevole, è sempre lì, ad aspettare, ad accogliere nelle sua calde braccia chi ci è nato.


sabato 6 maggio 2017

LA DONNA È UN'ISOLA - Audur Ava Ólafsdóttir

Di oche e altre storie 

Titolo: La donna è un’isola
Autore: Audur Ava Olafsdóttir
Editore: Einaudi
Anno: 2014
Genere: Romanzo
Traduzione: Stefano Rosatti
Pagine: 261


Islanda. Ci sono giornate che iniziano in modo strano e terminano ancora peggio. Quel giorno una giovane traduttrice investe con la sua macchina un’oca e, sollevata per il fatto che non si tratti di un bambino, la carica in macchina per cucinarla. Subito dopo, sale al terzo piano di un condominio dove abita il suo amante. Ha fretta: deve comprare il contorno per l’oca. Quello sarà l’ultimo incontro con quell’uomo. Un piccolo salto dalla medium la quale le ricorda come non sarebbe una cattiva idea giocare alcuni numeri al lotto. Lei, in seguito, li giocherà e vincerà per ben due volte. Torna a casa e suo marito le comunica che sta per diventare padre. Già, lui e Nina Lind la centralinista del suo ufficio, avranno presto un bambino. Ma, si sa, come “le grandi decisioni si prendono in un secondo” invece per la tinta delle pareti nel corridoio lei e suo marito non riuscirono mai a trovare, in cinque anni di convivenza, un accordo…

La casa editrice Einaudi, dopo il grande successo di Rosa candida aggiunge  al suo catalogo anche La donna è un’isola dell’autrice islandese Olafsdóttir la quale, anche in questo romanzo, affronta il tema del viaggio. Stavolta la protagonista viaggerà, dopo la fine del suo matrimonio (senza troppi traumi, a dire il vero), con un bambino di quattro anni, Tumi, figlio della sua amica. Un bimbo un po’ particolare, un po’ sordo, con qualche problema di linguaggio. Quel viaggio verso l’est sarà una sorta di terapia per la protagonista, un’occasione per guardarsi dentro, per comprendere. Certo, l’idea è buona, ma manca quella delicatezza e quel fascino che, invece, erano tutti presenti in Rosa candida risultandone un romanzo a tratti claudicante. Da segnalare come nelle ultime pagine vi sia una sorta di ricettario (compresa la ricetta dell’oca, ovviamente) che vale la pena di leggere per la carica ironica in esso contenuta.