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domenica 14 maggio 2017

LA MUSICA A TEREZÍN 1941-1945 - Joža Karas

Ossimori

Titolo: La musica a Terezín
Autore: Joža Karas
Editore: Il nuovo Melangolo
Anno: 2011
Pagine: 250
Genere: Saggio storia
Traduzione: Francesca R. Recchia Luciani, Raffaele Pellegrini

Cecoslovacchia. Narra la leggenda che Rip è il luogo nel quale il patriarca Cerch, con tribù al seguito, si insediò dopo lungo vagare. Rip è terra prospera, è un paradiso terrestre. E 13 secoli dopo, a poca distanza da quel leggendario paradiso, 140.000 persone innocenti precipiteranno negli abissi dell’inferno. La storia vuole che Terezín nasca nel 1780 quando Giuseppe II, al precipuo scopo di proteggere i suoi territori e preservarli da una temuta invasione germanica da nord, fece erigere, appunto, una città fortificata: la città di Teresa, Terezín, in onore di sua madre. 24 Novembre 1941: cambia la “destinazione d’uso” di Terezín e il primo convoglio di ebrei arriva. Ne seguiranno altri, tanti altri. Il bagaglio dei deportati è costituito da soli 50 kg di beni di prima necessità e dalla speranza, leggera come una piuma ma resistente come l’edera…


Joža Karas ci presenta un importante documento frutto di dieci anni quasi ininterrotti di lavoro, di ricerca di documenti e di testimonianze. Una perfetta ricostruzione di quel campo di concentramento che la propaganda nazista ha stato sempre definito, quasi con orgoglio, il “campo modello”. A prima vista, infatti, Terezín potrebbe sembrare  un’eccezione al sistema di sterminio messo in piedi dal nazismo. Ma è solo apparenza perché, di fatto, Terezín rientrava in un programma specifico della politica tedesca del tempo rispondente ad esigenze di carattere pratico. Era necessario fornire un quadro edulcorato di tale campo perché destinato, in un primo momento, a ebrei anziani ed ex combattenti della prima guerra mondiale che si erano distinti in campo tedesco e, in seguito, a ebrei importanti la cui scomparsa avrebbe destato un ingiustificabile scandalo internazionale. Pura strategia politica. Pertanto, per tali ebrei – prima facie privilegiati - Terezín non era altro che l’anticamera per l’inferno. Per Auschwitz.  E in tale tetra anticamera si assiste, nonostante tutto, alla nascita di una fervente vita culturale. Composizioni musicali, concerti, rappresentazioni teatrali. Il tutto a dispetto dell’aridità, del fetore di morte, della violenza. Perché la musica era necessaria per sopravvivere. Perché non era un hobby: era la vita. E Karas con estrema precisione, grazie ad alcuni passi indubbiamente commoventi oltre che grazie alle recensioni musicali e al materiale fotografico inserito, è riuscito a rappresentare dettagliatamente  quell’ossimoro vivente che è stato Terezín, a dimostrare, per dirlo con le parole di una splendida canzone di Fabrizio De André, che “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

venerdì 7 aprile 2017

JOHN F. KENNEDY VISTO DA VICINO - Francesco Rossi

Senza veli
Titolo: John F. Kennedy visto da vicino
Autore: Francesco Rossi
Editore: Pagine
Anno: 2010
Pagine: 300
Genere: Saggio politica

Una biografia di Kennedy che raggiunge l’obiettivo di sfatare un mito.
Per quanto mi riguarda, leggo sempre con piacere le famose “due versioni” di ogni cosa, non credendo mai nella perfezione assoluta, di niente e di nessuno.

Sono le tre del mattino del 29 maggio 1917 quando nasce John Fitzgerald Kennedy, figlio di Rose e di Joseph. Bambino di salute cagionevole, con problemi congeniti alla schiena. A tre anni, a causa una forma grave di febbre scarlatta, le sue condizioni fisiche furono talmente critiche che il padre promise di donare metà del patrimonio alla Chiesa qualora suo figlio si fosse salvato. John si salvò. Joseph fece la donazione promessa, salvo prima acquistare una nuova casa e intestarla alla moglie onde ridurre l’importo della donazione. La carriera scolastica di John non fu certo brillante, anche per i suoi problemi di salute, ma il giovane riuscì a laurearsi cum laude. Il sogno del padre era quello di fare del suo figliolo un intellettuale: la tesi divenne un libro. Grazie ai suoi contatti con le case editrici e, ovviamente, facendo riscrivere la tesi da un giornalista del New York Times. I ruoli familiari erano così assegnati: John sarebbe divenuto un intellettuale e Joe Junior, il primogenito fisicamente perfetto, sarebbe finito alla Casa Bianca.  Un piano lineare e di non difficile realizzazione visti i mezzi a disposizione. Ma ci son cose che non si possono prevedere, per tutti. Il 12 agosto del 1944, Joe Jr., volontario nella missione V-1, morì in un incidente nelle coste inglesi. Fu così che i piani di Kennedy padre vengono ribaltati. Sarà JFK a rimpiazzare il protagonista dei sogni paterni e sarà lui che correrà per la presidenza degli Stati Uniti…

Francesco Rossi, giornalista de “Il Tirreno”, ci offre una biografia accurata e senza veli del presidente americano, figura che, in qualche modo, è entrata nel mito. E se vogliamo Rossi manifesta con la sua opera una sorta di protesta verso quella stampa e contro quella parte dell’ opinione pubblica italiana che chiude un occhio, o forse entrambi, su quello che è stato realmente Kennedy solo perché morto tragicamente. Morte tragica che fungerebbe da purificatrice dei peccati – grandi o piccoli – commessi in vita. Questo Rossi non l’accetta. Come non accetta, e lo fa con naturalezza, il concetto, spesso troppo ripetuto, di “idealismo kennedyano”, ponendo in dubbio questa etichetta e avanzando l’ipotesi che invece si sia trattato di realismo pragmatico che si scorge oltre le apparenze. Apparenze che l’autore si impegna a superare. Eccolo JFK spogliato del trono in cui è stato collocato per anni. JFK  studente mediocre. JFK sempre assente alle sedute del senato. E che va avanti grazie all’appoggio, consistente, lecito e anche no, del padre. Le sue campagne elettorali così distanti dal creare un vero contatto con gli elettori, ma caratterizzate da terrorismo psicologico, da tattiche sleali e accompagnate da frodi, corruzioni sempre grazie alla potenza economica del padre. Dietro il Kennedy figlio, dietro ogni parola, ogni gesto lui: il padre. Il presidente forse era inesperto, forse troppo giovane, forse cinico. Sicuramente amante della tv, soprattutto se in essa vi era la sua immagine.  Un quadro pubblico sconfortante al quale si aggiunge il quadretto privato che fa a pugni con la figura di un presidente cattolico impegnato a promuovere i sacri valori della famiglia. Perché quei valori tanto esaltati, in qualche modo, sono incompatibili con una vita privata fatta di prostitute, di silenzi pagati, di bunga-bunga ante litteram. Insomma, bisognerebbe non avere mai miti per non vederli sgretolare così facilmente.




giovedì 23 marzo 2017

IL GIORNALISTA - Miriam Mafai

"Grazie a"

Titolo:Il giornalista
Autore: Miriam Mafai
Editore: Ensemble
Anno: 2013
Genere: Saggio
Pagine: 65

Un piccolo libro, denso di passione nato dalla penna della “ragazza rossa”  scomparsa nel 2012, Il giornalista apre le porte a numerose riflessioni su quello che è (diventato) il giornalismo e sul ruolo – complesso – delle donne in mondi da sempre considerati prerogativa maschile. Essenziale e diretto.

È l’anno 1957 quando, dopo una giovinezza consacrata anima e corpo alla politica,  una giovane entra nella redazione di un giornale come corrispondente da Parigi per il settimanale “Vie Nuove”. Lei, come tanti altri, ha questa chance perché “conosce qualcuno”. Ha la fortuna di essere amica, anche un po’ per caso, di Maria Antonietta Macciocchi, con la quale nel ’43 - in una Roma occupata dai nazisti - aveva fatto la Resistenza. Tale ingresso “facilitato” è atto, di per sé, a trasformarsi in una sorta di monito per chi, giovane inesperto, voglia avvicinarsi a questa professione: le porte di un giornale si aprono solamente se qualcuno, dall’interno, socchiude uno spiraglio, seppur piccolo. Sempre che, come spesso capita, non si preferisca bussare alla porta di un partito, preferibilmente di governo. Lei è Miriam Mafai…

“Un mestiere finito. Dequalificato. Asservito: ai partiti, ai potentati economici, alla pubblicità”.

Con un incipit duro che pare non lasciare speranza a chi voglia intraprendere la carriera del cronista,  la scomparsa Miriam Mafai, figura di spicco del giornalismo italiano,  in queste 62 pagine del 1986 ripercorre gli anni della sua carriera offrendoci, al contempo, uno spaccato sintetico di storia italiana, unito a profonde considerazioni sul ruolo delle donne in un mondo prettamente maschile. Inutile negare - e la Mafai non lo fa - come la via del giornalismo sia irta di difficoltà. Inutile negare come in un giornale si entri in forza di un “grazie a”. Ma non c’è solo questo. Perché dalle parole della Mafai, che del giornalismo ha fatto la sua vita e, indubbiamente, lo strumento per portare avanti le battaglie che l’hanno vista farsi portavoce di temi almeno in Italia percepiti come scomodi, emerge -come un faro che illumina percorsi oscuri - la passione per lo scrivere, per la verità, per la scoperta. Certo: sono pagine che risultano datate, ma a fine lettura sorge il dubbio che le parole della giornalista si possano, per buona parte, applicare alla realtà attuale. E vien da sé che ci si domandi: da allora è cambiato davvero qualcosa? 
E se cambiamento c’è stato, è stato in meglio? Dubito ergo sum.

giovedì 29 settembre 2016

IL BAMBINO E IL MAGO - Salvatore Brizzi e Enrico Geminiani

Magie ritrovate
Titolo: Il bambino e il mago
Autori: Salvatore Brizzi e Riccardo Geminiani
Editore:Edizioni Il Punto d’Incontro
Anno: 2013
Pagine: 128
Genere: Saggio esoterismo

Magia e curiosità sono questi gli ingredienti di questo libro particolare che si legge in un soffio. Il bambino e il mago nasce con spirito ludico e arriva a regalare quei piccoli grandi insegnamenti che, troppo spesso, dimentichiamo.
Il piccolo Geremia trova in biblioteca un libro dalla copertina tutta bianca, La porta del Mago,  scritto dal mago Salvatore Brizzi. Stupito dal fatto che il bibliotecario gli dice che quel volume, proprio perché parla di magia, non possa essere interessante per un bimbo, Geremia decide di scrivere una lettera al Mago in persona, la cui risposta non tarderà ad arrivare. Inizierà tra i due una lunga corrispondenza attraverso la quale il Mago svelerà i suoi segreti al piccolo…
Il bambino e il mago nasce da un gioco: Geminiani, fingendosi un bambino, indirizza una prima lettera a Brizzi ponendogli delle domande, ispirategli da suo figlio, sul mondo della magia. Brizzi – conscio della sensibilità del piccolo – spiega allo stesso cosa significhi essere mago superando i luoghi comuni che riducono il mago a colui che fa sparire le persone o riesce con estrema facilità a estrarre conigli da un cilindro. Nulla di tutto questo: esser maghi significa, fondamentalmente, essere presenti a se stessi e avere la capacità di non giudicare il prossimo. Da questi principi cardini si dipanano una lunga serie di insegnamenti che non sono altro che un incitamento a guardarsi dentro, ad amare, a vivere secondo modalità che, troppo spesso, l’adulto dimentica perché troppo impegnato e soffocato da  condizionamenti esterni di vario tipo che gli fanno trascurare la sua vera essenza. Un libro che può piacevolmente essere letto anche da chi, come me, nutre un forte scetticismo nei confronti di tali tematiche perché, comunque, contiene verità profonde che più spesso dovrebbero essere applicate nella quotidianità, quali quella di ringraziare ogni giorno per ciò che si possiede o quella di donare senza necessariamente attendere qualcosa in cambio. Non è un caso che tale corrispondenza particolare si sia sviluppata con un bambino che ha la curiosità e la libertà spesso carenti nell’uomo adulto. E al di là delle proprie convinzioni personali, dello scettiscismo di ognuno di noi, è sicuramente un dato di fatto che la vera magia, di questi tempi, sia quella di essere presenti a se stessi.


lunedì 26 settembre 2016

I LIBRI SI PRENDONO CURA DI NOI - Régine Detambel

Mondi magici

Titolo: libri si prendono cura di noi
Autore: Régine Detambel
Editore: Ponte alle Grazie
Anno: 2016
Traduzione: Francesco Bruno
Genere: Saggio salute /Benessere
Pagine: 120

Interessante questo piccolo volume che si immerge nel mondo dei libri senza però fornire le classiche soluzioni miracolose che, spesso, son poco credibili.

I libri contengono già tutto, compresa l’arte di amare. Non esiste, infatti, nessun sentimento o emozione che sfugga a una rappresentazione verbale. Ed è proprio su questo che nasce e si sviluppa la biblioterapia, già sperimentata nei primissimi del ‘900, e definita compiutamente, nel 1961, nel Webster International come “l’utilizzo di un insieme di letture scelte quali strumenti terapeutici in medicina e psichiatria. E un mezzo per risolvere problemi personali grazie a una lettura guidata.” Pertanto, il libro è lo strumento dotato di forza immensa e capace di attuare un processo di liberazione e apertura oltreché modo eletto per uscire da forme di isolamento, per reinventarsi, riscoprirsi e rinascere. Il biblioterapeuta, nel suo percorso, dovrà semplicemente spingere il lettore a divenire “lettore di se stesso” in quanto le parole non hanno mai un fine in sé ma in noi. I libri, quelli buoni, sono quelli che incidono –a mo’ di bisturi- sulla sensibilità del lettore – in modo tale che egli riuscirà a vedere, con occhi completamente nuovi, gli oggetti più conosciuti come se li vedesse per la prima volta…
Régine Detambel, kinesiologa e scrittrice francese, in questo piccolo saggio ha riunito il materiale elaborato, nel corso degli anni, da vari studiosi in relazione al concetto e allo sviluppo della biblioterapia. Non è un caso che la stessa, sin da bambina, raccogliesse, ritagliasse e incollasse, con certosina pazienza le citazioni più diverse con una passione quasi da collezionista, lei stessa chiama i pezzi di tali raccolte “francobolli”. Interessante l’approccio adottato volto a creare una biblioterapia che sia creativa e che sia in grado di scuotere, come insegna Kafka con la metafora dell’ascia, abbandonando la c.d. biblio-coaching, di stampo anglosassone, tutta incentrata su letture “facili” e didascaliche. No, i libri devono essere complessi, lasciare spazio a interpretazioni,, a introspezioni, a tuffi e profonde nuotate nel nostro animo perché solo così potremmo trovarci o ritrovarci. No, quindi, a una biblioterapia medicalizzata in quanto tale arte non è né può ridursi a una semplice prescrizione: inutile, pertanto, attendersi da un biblioterapeuta un elenco di titoli tematici. In linea di massima, un libro interessante per l’approccio nuovo e lontano da libri simili nei quali, spesso, l’autore si pone sulla cattedra a dettare soluzioni magiche. Certo è, comunque, che la presenza costante – e quasi martellante – di citazioni e richiami renda la lettura un po’ macchinosa.


venerdì 15 luglio 2016

AMICIZIA - Ralph Waldo Emerson

"Per campagne e per naufragi"

Titolo: Amicizia
Autore: Ralph Waldo Emerson
Editore: Piano B Edizioni
Anno: 2010
Pagine: 120
Traduzione: Antonio Tozzi e Stefano Paolucci
Genere: Saggio filosofia

Natura, amicizia, bellezza, poesia: il tutto, ma non solo, concentrato in un piccolo volume da leggersi con quella benefica lentezza necessaria per guardare un bellissimo tramonto. Senza fretta, soffermandosi ogni tanto.

Viaggio per riflettere. Viaggio per arricchirci. Partiamo dall’amicizia, quel nobile sentimento che s’accompagna agli slanci dell’ingegno e alle estasi della religione. Perché vi è qualcosa di sacro in quel sentimento. Essa è fatta per i giorni sereni, per le passeggiate in idilliache campagne, ma anche - forse soprattutto - per le strade impervie e i naufragi. Non esistono regole predeterminate per avere un amico: basta, semplicemente, esserlo. Amico, Giano bifronte, figlio di “tutte le mie ore passate, il profeta di quelle a venire, e l’araldo di un amico più grande” . Soffermiamoci sulla prudenza, che è l’atto più esteriore della vita interiore. Prudenza non come fuga, ma intesa come coraggio. Prudenza che assurge al rango di virtù insieme con l’amore, l’umiltà, la verità e la franchezza. Nel nostro tragitto incontriamo l’amore, che, simile a un divino furore o a un incantesimo,  si impossessa dell’uomo, attuando una rivoluzione mentale e fisica. Se si ama qualcuno che c’entra la persona amata? Nulla, visto che ciò che amiamo è al di sopra della nostra volontà. Nell’altro amiamo quell’irradiazione, quel qualcosa che l’amato non conosce né potrà mai conoscere. Parliamo anche di Politica. Non dimentichi mai l’uomo che le istituzioni non sono originarie, non sono superiori al cittadino, poiché esse non sono altro che l’atto di un uomo. La ragion d’essere dello stato è da rinvenire nell’educazione dell’uomo saggio: il saggio è lo Stato. Infine, concludiamo questo viaggio soffermandoci su questo meraviglioso dipinto che è la Natura nei cui paesaggi possiamo provare massimi livelli di stupore per l’incontro tra cielo e terra. La Natura è poesia e bellezza in ogni istante , essa non si fa mai “sorprendere in vestaglia. La bellezza irrompe sempre”…


Amicizia è un piccolo ma intenso libro che raccoglie cinque saggi – "Amicizia", "Prudenza", "Amore", "Politica" e "Natura" - provenienti dalla prima e dalla seconda serie degli Essayes dati alle stampe, rispettivamente, nel 1841 e nel 1844 da un autore statunitense forse poco conosciuto in Europa, nonostante il suo movimento filosofico – il trascendentalismo – abbia influenzato molti campi, da quello della letteratura a quello del diritto. In Amicizia è palese l’impronta di tale corrente filosofica, che partendo dal concetto trascendentale Kantiano, tenta di ribaltare le impostazioni di fondo del razionalismo onde porre l’accento sull’individuo, in particolare nei suoi rapporti con la natura e con la società. Autore molto stimato dal critico letterario  Harold Bloom che lo definisce “Mr America” e collocato dallo stesso tra le figure centrali della cultura americana, Emerson ci propone temi attualissimi, non ultimo quello della natura quale bene da preservare, ci porta a fare delle riflessioni circa il ruolo dei moderni governi che, in nome di principi di natura prettamente economica, spesso trascurano come il concetto di ricchezza di uno stato coincida (o dovrebbe coincidere) con quello di benessere dei cittadini. Bene che troppo spesso viene posto in secondo piano. Temi profondi trattati con passione alla quale si accompagna una buona dose di liricità che rende la lettura appassionante e ricca di fascino. 

venerdì 12 febbraio 2016

AIUTO! SONO DIVENTATA MAMMA! - Loredana Ronco

Il prima e il dopo

Titolo: Aiuto! Sono diventata mamma

Autore: Loredana Ronco

Editore: Atlantide Delosbook

Genere: Saggio umoristico

Anno: 2013

Pagine:118



Prima della gravidanza ho sempre sentito parlare della magia dell’esser madre: troppe descrizioni ovattate di quell’esperienza. Mai nessuno che avesse osato descrivere quel lato più realistico, fatto di fatica, di notti insonni, di timori di ogni genere che, sia chiaro, nulla tolgono alla bellezza della maternità. Ma perché questa omertà? Ben vengano i libri come questo: sinceri e realistici perché è di questo che si ha bisogno, non certo di mondi edulcorati da fiaba. Perché, in fondo, la fiaba rimane ed è quella di guardare, giorno per giorno, gli occhi di nostro figlio.


Esiste un prima ed esiste un dopo. Il prima è fatto di elementi conosciuti che, tra alti e bassi, danno sicurezze e, indubbiamente, rassicurano. Il dopo è un salto nel vuoto, un cammino lastricato di dubbi, di timori, di insicurezze. La linea di demarcazione tra quel prima e quel dopo è dato da un test di gravidanza. Inequivocabilmente positivo. E da quel momento esatto niente tornerà come prima, perché tutto è destinato a mutare inesorabilmente. Cambierà la percezione del proprio corpo, il rapporto con il partner, spesso annoverabile nella categoria “fancazzista”,  cambierà l’umore e la visione delle cose. Tutto, senza esclusione…

In questi ultimi anni sulla scia del grande successo del blog di Claudia De Lillo, Nonsolomamma, si sono moltiplicati i manuali redatti da mamme e miranti a spiegare, spesso in toni ironici, il significato dell’esser mamma.  Aiuto! Sono diventata mamma! si inserisce a pieno titolo in quel filone del quale possiede l’effervescenza e l’ironia e, soprattutto, la capacità di spiegare, senza remore, un fenomeno liberandosi da quel fardello che impone di parlare della maternità in termini a dir poco ovattati quasi che fosse un peccato affermare quanto possa essere difficile il percorso che inizia nel momento in cui ci si scopre in dolce attesa. Parlare, con assoluta sincerità, ma anche con molta tenerezza, dei dubbi e delle difficoltà della maternità, dei sacrifici, delle torturanti paure (Ce la farò? Riuscirò a essere una buona madre?) non sminuisce, comunque, l’amore – incommensurabile - che si nutre per il nuovo arrivato. Tant’è che, spesso, quando il pargoletto raggiunge una certa età, quattro anni per esempio (!), verrebbe la voglia di ricominciare. Perché quel lungo salto nel buio – fatto di paure e dubbi, di fatica, di notti insonni, di stanchezza cronica, di pianti ininterrotti, di borse sotto gli occhi– è comunque fatto con un paracadute affidabile. Un paracadute d’amore. Di immenso amore.

Altri libri:
Nonsolodue, Claudia De Lillo

mercoledì 25 febbraio 2015

CONTRO L'OCCIDENTE - Alberto Abruzzese

CONTRO

Titolo: Contro l'Occidente. Analfabeti di tutto il mondo uniamoci
Autore: Alberto Abruzzese
Editore: Bevivino
Anno: 2010
Pagine: 253
Genere: Saggio



Non avrei, forse, mai pensato di leggere questo libro. Forse.

Ma la vita ti porta delle cose e se le porta a te vuol dire che le devi far tue in qualche modo. Certo,  del libro di Abruzzese non si può dire la tanto e usata –spesso abusata - frase “L’ho divorato” visto che la sua scrittura, forse anche per il tema trattato, richiede un certo impegno e dosi massicce di concentrazione. A piccoli passi, a piccole dosi, lentamente e con i sensi vigili: così l’ho letto.



“Caro lettore, ti scrivo”.  Così inizia questo complesso saggio. Ma perché scrive al lettore? Per interrompere quel patto, quella complicità che lega e ha da sempre legato – a mo’ di contratto sinallagmatico - un lettore all’autore. Per suscitare reazioni forti che nascano, se possibile, dalle viscere del cervello. Messaggi. Messaggi irrimediabilmente contro. Contro il libro. Contro gli scrittori, contro gli autori, gli intellettuali, le istituzioni, le politiche ed estetiche della scrittura, contro la lettura e i lettori. Non per ingannarvi, o miei cari lettori, non per farvi perdere minuti del vostro prezioso tempo, ma semplicemente per formularvi un invito. Un invito importante: l’invito ad ascoltarvi attentamente e arrivare a scoprirvi analfabeti e accettare, con serenità, il barbaro che c’è in voi. Date queste premesse, è quantomeno opportuna una solidarietà impossibile e perciò stessa pensabile – necessariamente pensabile - tra gli analfabeti. Unitevi e uniamoci. Perché il libro non è più un’arma o una difesa? Esso è morto perché mortale come un qualsiasi altro prodotto che ha esaurito il suo ciclo produttivo? Perché questo scontro? Perché ascoltare le ragioni del non-lettore? Siamo tutti moderni Prometeo? O Don Giovanni?... 


Analfabeti di tutto il mondo uniamoci è stato pubblicato per la prima volta nel 1996, due anni dopo l’ingresso sulla scena politica di Silvio Berlusconi e preceduto da Elogio del tempo nuovo. Perché Berlusconi ha vinto, viene ripresentato, immutato nei contenuti, nell’anno 2010, con il titolo Contro l’Occidente. Alberto Abruzzese è uno studioso e un grande conoscitore dei processi sociali e comunicativi del nostro secolo, non poteva esimersi dallo studiare quei fenomeni che si sono sviluppati nel Belpaese che, a dire il vero, di bello ha ben poco. Avvento dei new media, epoca di grandi mutamenti e, in particolare, l’evoluzione - sin troppo rapida - dei linguaggi virtuali a cui è corrisposta la nascita di forme di de-civilizzazione e barbarie.                                                        Ricco di metafore e impensabili richiami mitologici e biblici, non didascalico e non scevro di una certa ironia né privo, a dire il vero, di passi un tantino ostici e di non immediata percezione, ci offre una spietata analisi del tragico che si insinua nel passaggio, spesso troppo rapido, da un sistema comunicativo ad un altro che trova voce in Christine de Il fantasma dell’Opera richiamato dallo stesso autore “ Trovandomi davanti allo specchio, d’un tratto non l’ho più visto… l’ho cercato dietro ma non c’era più lo specchio, né il camerino… Ebbi paura e gridai” . Buio. Disorientamento. Urlo di terrorizzata angoscia che rappresenta, pienamente, la perdita e l’incapacità di ritrovare luoghi e immagini di identificazione. E che la lentezza della lettura sia con voi, o lettori.