giovedì 4 maggio 2017

LA DISFIDA - Giorgio Caponetti

Ostrega!

Titolo: La disfida
Autore:Giorgio Caponetti
Editore: Marcos Y Marcos
Anno: 2016
Genere: Romanzo
Pagine: 383

Tra Venezia e Trani si muovono, frizzantemente, i protagonisti di questo avventuroso romanzo. Caponetti è stata, senza dubbio, una bella scoperta. Divertente e scoppiettante quanto basta.

Venezia, 2013. “Ostrega de n’ostrega, che giornà de merda!”  con queste parole inizia la giornata, di Alvise Pàvan de Canal. Una giornata iniziata male e che pare promettere il peggio. All’alba giunge la telefonata con la quale gli comunicano che il suo bellissimo stallone lipizziano, Napoleone, si era ritrovato con una gamba storta e impossibilitato a tirarsi su. Alvise, addolorato, si precipita a Sant’Erasmo per comprendere che, da quel giorno, non avrebbe mai più avuto un cavallo. Torna a Venezia perché ha un appuntamento con il notaio per la vendita della barca, precisamente il Sangermani che, si sa, tra le barche è . “quello che uno Stradivari è fra i violini”, cosi diceva suo padre, il conte Zeno. E mentre si accinge ad entrare nell’ufficio per la firma riceve un messaggio al cellulare: è della sua ex moglie, vuole parlargli. Solo quello ci mancava: proprio una giornà de merda. Che fare? Partire, ovvio. Dove? Dove il vento lo porterà. E, appunto, con la sua barca trasportata dal vento giungerà a Trani. Sarà accolto dal famoso ammiraglio Diomede che lo invita a cena e, in tale occasione, gli mostra una pergamena datata 13 settembre 1503 a firma di un suo antenato, nonché omonimo, il quale riconosce il suo debito, ammontante a dieci ducati, nei confronti del signor Agamennone Diomede con annesso tasso di interesse nella misura del 5%. C’è un debito e, come tale, va onorato. Ma chi era quel suo antenato? E perché contrasse quel debito?....

Alvise Pàvan dal Canal, gentiluomo veneziano amante dei cavalli e del mare, è il personaggio nato dalla penna di Giorgio Caponetti che, con La disfida, giunge alla quinta avventura di quella che è stata una fortunata serie iniziata con Due belle sfere di vetro ambrato. Alvise, ha raccontato l’autore è nato durante una passeggiata a Venezia quando lo stesso ha immaginato una sorta di Indiana Jones che fosse, in qualche modo, simile all’autore esperto di cavalli e “siccome parlare di cavalli a Venezia poteva sembrare strano, tanto valeva esagerare”. Strutturato in un alternarsi di due epoche storiche differenti, quella attuale e quella rinascimentale, La disfida ci offre una storia appassionante e intrigante ricca di momenti divertenti e di quel pizzico di mistero che ne fanno un libro piacevolissimo da leggere grazie, appunto, alla mescolanza perfetta di elementi differenti. Su tutto dominano le buone maniere del protagonista e il suo amore sia per il mare sia per gli animali che costituiscono la base su cui si muovono i fili della storia. Da non trascurare l’uso delle espressioni in dialetto veneziano che arricchiscono, colorandole vivacemente, le vicende narrate. E alla fine non resta che attendere una nuova avventura del nostro gentiluomo, che si mormora sarà ambientata in Sardegna, sperando in giornà non troppo di merda.


martedì 2 maggio 2017

LA CICALA DELL'OTTAVO GIORNO - Mitsuyo Kakuta

Madre davvero

Titolo: La cicala dell'ottavo giorno
Autore. Mitsuyo Kakuta
Editore: Neri Pozza
Anno: 2014
Traduzione: Gianluca Coci
Genere: Romanzo
Pagine. 288

Un viaggio intorno al concetto di maternità. Chi è madre veramente? Sempre e solo chi partorisce un figlio? O chi, invece, pur non partorendolo quel figlio lo ama incondizionatamente? Solo l’amore conta? Uno scavo nei sentimenti umani, con tutte le sfaccettature, coinvolgente ed emozionante. Lettura interessante che apre la porta a numerose riflessioni e domande.
Una mattina una giovane donna, Kiwako, entra in casa del suo amante e, lentamente, si avvicina alla culla dove dorme la piccola Erina. La bimba è sola in casa: il suo amante si è recato al lavoro accompagnato dalla moglie. La guarda. Pensa che anche lei avrebbe dovuto avere un figlio. Avrebbe, già. Prende la bimba in braccio e avvoltala nella sua copertina decide di fuggire via. Ribattezza la bambina come Kaoru. Confusa e dispersa, in un primo momento, decide di rifugiarsi per qualche giorno da una sua cara amica. Dopo qualche giorno abbandona la casa dell’amica e si ritrova in strada senza un posto dove andare e mentre la bimba piange inconsolabilmente - forse per la fame, forse per il sonno - le si avvicina una donna che si offre di ospitarle in casa sua. Tra mille dubbi e mille domande Kiwako la segue…
E ti darò elefanti così enormi che non riuscirai a credere ai tuoi occhi e cani in fedele attesa dei loro padroni. E poi tante favole dal finale struggente e musica talmente bella da farti sospirare di meraviglia.(Pag. 168)
Mitsuyo Kakuta grande autrice di successo in Giappone, vincitrice di numerosi premi letterari  si dimostra con La cicala dell’ottavo giorno, primo suo libro tradotto in italiano, abilissima nel descrivere, con estrema finezza, i sentimenti umani  e con essi i drammi e le brutture della vita. Un romanzo tutto al femminile nel quale le figure maschili risultano ai margini e dotate di forte carica negativa e caratterizzato dal susseguirsi di sentimenti diversi, ma tutti dotati di intensa forza emotiva: desiderio di maternità, amore, odio, vendetta, speranza.Una penna forte quella della Kakuta che riesce non solo a tenere incollato il lettore alle pagine (e questo sarebbe già abbastanza), ma che dà la stura a numerose domande e a interessanti, e talora difficili, spunti di riflessione poiché riesce, quasi inavvertitamente, a far venire meno quella netta linea di demarcazione tra il bene e il male. 


venerdì 28 aprile 2017

LA CACCIATRICE DI BUGIE - Alessandra Monasta

Empatie

Titolo:La cacciatrice di bugie
Autore: Alessandra Monasta
Editore:Longanesi
Anno: 2015
Pagine: 336
Genere: Romanzo
Dopo aver terminato il romanzo della Monasta, conosciuta come perito fonico forense in grandi processi, mi son chiesta come sarebbe descrivere dettagliatamente, con le annesse implicazioni di varia natura, la mia professione. Perché al di là delle generiche e oggettive definizioni di ogni professione si trova un mondo, soggettivo e intimistico, che in pochi forse riuscirebbero a descrivere. Perché dietro una professione c’è una persona ed è anche vero che, spesso, persona e professione si amalgamano quasi a divenire una cosa sola. Insomma, parlare di un lavoro, in questi termini, non credo sia semplice. La Monasta, ecco, ci riesce.
Firenze, 18 marzo 2014. È mattina, nella stanza si avverte il caldo che, senza mezzi termini, anticipa l’estate. I raggi del sole illuminano la scrivania di legno antico con due pc, una stampante, e post-it colorati ovunque. Squilla il telefono e deve recuperarlo tra quella montagna infinita di fogli, quei fogli che, per lei, sono indispensabili e le servono tutti e tutti insieme. È Luigi Russo dall’altro capo del telefono “Abbiamo bisogno di te… è urgente”. E, ancora, “Non leggere i giornali”. Già, come sempre, non deve farsi influenzare. Lei dovrà dare la disponibilità per le settimane successive e, inutile specificarlo, anche nei giorni festivi (cosa sono, poi, i giorni festivi?). Come sempre da vent’anni a questa parte. È da vent’anni che conosce Luigi, l’ispettore della polizia, è da vent’anni che gli uffici della Procura del Tribunale le sono familiari. Iniziò tutto nell’anno 1993, aveva solo 24 anni, fresca di studi in giurisprudenza, e ricorda benissimo quella lontana notte del 27 maggio del ’93: le vibrazioni dei vetri, il rumore sordo. Una fuga di gas? O un attentato, un’autobomba?...
Alessandra Monasta, nota per aver trascritto le intercettazioni nell’ambito di grandi processi degli ultimi anni, il mostro di Firenze, la strage di Erba per citarne qualcuno, racconta in questo romanzo-biografia la sua esperienza lavorativa, quella, appunto, del perito fonico forense. Professione per la quale non esistono né scuole di specializzazione né albi ai quali iscriversi. Basta essere reclutati in virtù di quella dote che da sempre l’ha caratterizzata, l’empatia, o, meglio quel “modo empatico che ha di stare al mondo”. Intelligente, attenta, e soprattutto curiosa fino al parossismo ed è proprio la curiosità che l’ha spinta non tanto a “fare il perito fonico ma a essere un perito fonico“. Dalle sue parole emerge una grande passione, un enorme spirito di sacrificio e anche la difficoltà di staccarsi dal mondo lavorativo che permea e assorbe tutta la sua esistenza: complicato uscire con gli amici dopo aver trascorso innumerevoli ore con le cuffie che, volente o nolente, attivano tutti i suoi canali uditivi onde per cui frequentare le persone le viene difficile non riuscendo a non ascoltare tutti i discorsi altrui, E ascoltare le vite altrui spesso diventa spesso una morsa nella quale viene intrappolata: “passo più tempo nelle loro vite che nella mia“. Ma oltre la ricerca della verità, lo studio minuzioso delle voci, il dar significato a minime inflessioni vocali e alle pause c’è anche una Alessandra figlia che perde la madre, e una donna che si innamora nonostante il lavoro, nonostante quel lavoro.

mercoledì 26 aprile 2017

LA GENTILEZZA - Polly Samson

Tradimenti, con grazia

Titolo: La gentilezza
Autore: Polly Samson
Editore: Unorosso
Anno. 2015
Genere: Romanzo
Traduzione: Daniela di Falco
Pagine. 290

Oh, ma che bella parola: gentilezza.
Oh, che bel suono: gentilezza.
Una parola che evoca immagini positive, dai bei colori, che fa bene al cuore.
Peccato che, spesso, dietro quella parola si annidino delle armi capaci di stravolgere intere esistenze, capaci di scardinare certezze e di rimettere in discussione tutto quanto. Perché alla fine le parole, ogni parola, ha in sé qualcosa che potrebbe trasformarsi in un veleno. Un veleno gentile, ma pur sempre veleno. Bruciante, asfissiante, doloroso.

1989. Nasce un amore quello tra Julian, studente universitario e Julia, di otto anni più grande e sposata con un uomo violento e aggressivo.  
Agosto 1997, Firdwais. Julian è solo. Mira, sua figlia non c’è più. Julia, nemmeno.
Si sveglia da un sonno indotto dai farmaci in “un mattino che non dà ragioni per svegliarsi”. Allunga la mano verso l’ultimo cassetto della scrivania e, come ogni giorno, deve tenere a bada l’impulso di controllare: quel cassetto contiene una scarpetta in pelle morbida, la sinistra, con cinturino alla caviglia e fibbia d’argento che Mira aveva quasi imparato ad allacciarsi da solo. Lui è solo in quel tanto desiderato cottage.  Senza le sue donne: Mira e Julia. Solo con il suo dolore.

La Unorosso dà alle stampe il secondo romanzo di Polly Samson scrittrice, giornalista e paroliera britannica, nonché moglie, dal 1994, di David Gilmour per il cui gruppo, i noti Pink Floyd, ha scritto alcune canzoni.

La gentilezza, nonostante la delicatezza del titolo che evocherebbe ben altro, è un romanzo crudo e difficile. Difficile perché parla di sentimenti, di vita, di rapporti familiari, di malattia, di tradimento.  E, siamo onesti, quando si tratta di tali argomenti nulla è mai facile. Strutturato alternando diverse voci e costruito a tasselli in modo da regalarci un quadro definitivo della storia solo a fine romanzo, La Gentilezza è un’opera complessa e densa nella quale manca un rigoroso ordine cronologico. Il lettore si trova sbalzato dal presente al passato in continuazione, in un vorticoso ripetersi di flashback che costituiscono il nucleo fondamentale delle vicende.  
Un romanzo particolare dal punto di vista stilistico e della struttura, ma anche appassionante, intenso e doloroso che lascia l’amaro in bocca e apre la strada a molte riflessioni volte a comprendere (senza riuscirci, forse) fino a che punto può spingersi un sentimento, fino a che punto può diventare evanescente la linea di confine tra il fare del bene e il fare del male, perché – a ben pensarci – una linea netta di demarcazione forse non sempre è possibile. Rimane certo, invece, il peso insopportabile di un tradimento così come il peso, che ha il suono di un urlo lacerato di dolore, della perdita di un qualcosa che si ama più della nostra stessa vita.  

mercoledì 12 aprile 2017

JACK & ALICE - Jane Austen

Eravamo tanto belli

Titolo: Jack & Alice
Autore: Jane Austen
Editore: Donzelli
Traduzione: Bianca Lazzaro
Pagine: 80
Genere: Romanzo

Scritto a 15 anni Jack & Alice è una favola cattiva, amara e divertente. Un’opera immatura ancora, non perfetta, ma gradevole.

Pamydiddle, il gioviale Mister Johnson ha una voglia matta di deliziarsi: per festeggiare il suo  cinquantacinquesimo compleanno organizzerà, con congruo anticipo, una festa in maschera alla quale saranno invitati tutti gli amici e i familiari - ben pochi per la verità. Il giorno tanto atteso arriva, e in quella sfilata di Domini e Sultane appare con il suo soprabito verde il bel giovine Charles Adams, la cui maschera impersona il Sole. Certo che i suoi occhi riescono comunque a dardeggiare raggi infinitamente più potenti di quelli del luminoso  astro. Egli è stato dotato da madre natura di bellezza sì accecante al punto che nessuno può mirarlo in viso tranne, ovviamente, le aquile. E la giovane Alice, tra un bicchiere di buon vino e l’altro, si innamorerà perdutamente del signor Sonbellocomeilsole e anche di più. La signorina si impegnerà per conquistare il cuore del suo innamorato, facendo persino intercedere il suo caro genitore tramite corrispondenza epistolare. Conquista difficile considerando che anche Lucy si innamora di Charles. Ma, a quanto pare, Charles Adams ha altre mire…


Non sperate di trovarvi signorine Bennett o fascinosi mister Darcy. No, in Jack & Alice c’è ben poco orgoglio e poco pregiudizio, molto sentimento – per quanto effimero - e poca ragione. Le famose e ricercate signorine “a modo” son ben poche in queste pagine. Una Jane Austen totalmente nuova dal punto di vista narrativo e stilistico: ma per quanto lo stile sia ancora in itinere e molto distante da quello che caratterizzerà le sue opere più famose, è indubbio che la giovanissima Austen in questo romanzo breve dimostri la sua straordinaria capacità di indagare a fondo nella psiche dei suoi personaggi e di fornirci una disamina completa, e spesso satirica, dei meccanismi che muovono gli ingranaggi di un data società. Una carrellata di ambigui personaggi, simili a caricature, che paiono quasi anticipare in peius quelli che saranno i protagonisti delle sue opere più riuscite. Un racconto che pare quasi una favola. Una di quelle favole quasi fedriane solo che qui le virtù - ben poche -  e  i vizi – molti, forse troppi - sono rappresentati da esseri umani e non da animali. Vizi che, quasi a volerli evidenziare maggiormente, sono indicati con lettere maiuscole. In effetti, anche le virtù sono indicate con le lettere maiuscolo, ma non sono altrettanto convincenti. Personaggi bizzarri, ipocriti, fondamentalmente vuoti, che affogano il tempo nell’alcol e nel gioco d’azzardo. Questo è il magico regno della superficialità, dei discorsi vacui, delle inutili tautologie decantate come se fossero perle di saggezza o esperienze di vita di cui tener conto perché presentate come insegnamenti di vita. Un libro divertentissimo, cattivo, una presa in giro di usi e costumi di quella società apparentemente per bene, scritto nel 1790 alla giovane età di quindici anni. Un racconto-favola che è uno spasso, una storia da leggere e questa volta, anche, da guardare poiché la narrazione è gradevolmente intervallata dai disegni di Andrea Joseph, conterraneo della Austen, che firma con quest’opera il suo esordio letterario. 

venerdì 7 aprile 2017

JOHN F. KENNEDY VISTO DA VICINO - Francesco Rossi

Senza veli
Titolo: John F. Kennedy visto da vicino
Autore: Francesco Rossi
Editore: Pagine
Anno: 2010
Pagine: 300
Genere: Saggio politica

Una biografia di Kennedy che raggiunge l’obiettivo di sfatare un mito.
Per quanto mi riguarda, leggo sempre con piacere le famose “due versioni” di ogni cosa, non credendo mai nella perfezione assoluta, di niente e di nessuno.

Sono le tre del mattino del 29 maggio 1917 quando nasce John Fitzgerald Kennedy, figlio di Rose e di Joseph. Bambino di salute cagionevole, con problemi congeniti alla schiena. A tre anni, a causa una forma grave di febbre scarlatta, le sue condizioni fisiche furono talmente critiche che il padre promise di donare metà del patrimonio alla Chiesa qualora suo figlio si fosse salvato. John si salvò. Joseph fece la donazione promessa, salvo prima acquistare una nuova casa e intestarla alla moglie onde ridurre l’importo della donazione. La carriera scolastica di John non fu certo brillante, anche per i suoi problemi di salute, ma il giovane riuscì a laurearsi cum laude. Il sogno del padre era quello di fare del suo figliolo un intellettuale: la tesi divenne un libro. Grazie ai suoi contatti con le case editrici e, ovviamente, facendo riscrivere la tesi da un giornalista del New York Times. I ruoli familiari erano così assegnati: John sarebbe divenuto un intellettuale e Joe Junior, il primogenito fisicamente perfetto, sarebbe finito alla Casa Bianca.  Un piano lineare e di non difficile realizzazione visti i mezzi a disposizione. Ma ci son cose che non si possono prevedere, per tutti. Il 12 agosto del 1944, Joe Jr., volontario nella missione V-1, morì in un incidente nelle coste inglesi. Fu così che i piani di Kennedy padre vengono ribaltati. Sarà JFK a rimpiazzare il protagonista dei sogni paterni e sarà lui che correrà per la presidenza degli Stati Uniti…

Francesco Rossi, giornalista de “Il Tirreno”, ci offre una biografia accurata e senza veli del presidente americano, figura che, in qualche modo, è entrata nel mito. E se vogliamo Rossi manifesta con la sua opera una sorta di protesta verso quella stampa e contro quella parte dell’ opinione pubblica italiana che chiude un occhio, o forse entrambi, su quello che è stato realmente Kennedy solo perché morto tragicamente. Morte tragica che fungerebbe da purificatrice dei peccati – grandi o piccoli – commessi in vita. Questo Rossi non l’accetta. Come non accetta, e lo fa con naturalezza, il concetto, spesso troppo ripetuto, di “idealismo kennedyano”, ponendo in dubbio questa etichetta e avanzando l’ipotesi che invece si sia trattato di realismo pragmatico che si scorge oltre le apparenze. Apparenze che l’autore si impegna a superare. Eccolo JFK spogliato del trono in cui è stato collocato per anni. JFK  studente mediocre. JFK sempre assente alle sedute del senato. E che va avanti grazie all’appoggio, consistente, lecito e anche no, del padre. Le sue campagne elettorali così distanti dal creare un vero contatto con gli elettori, ma caratterizzate da terrorismo psicologico, da tattiche sleali e accompagnate da frodi, corruzioni sempre grazie alla potenza economica del padre. Dietro il Kennedy figlio, dietro ogni parola, ogni gesto lui: il padre. Il presidente forse era inesperto, forse troppo giovane, forse cinico. Sicuramente amante della tv, soprattutto se in essa vi era la sua immagine.  Un quadro pubblico sconfortante al quale si aggiunge il quadretto privato che fa a pugni con la figura di un presidente cattolico impegnato a promuovere i sacri valori della famiglia. Perché quei valori tanto esaltati, in qualche modo, sono incompatibili con una vita privata fatta di prostitute, di silenzi pagati, di bunga-bunga ante litteram. Insomma, bisognerebbe non avere mai miti per non vederli sgretolare così facilmente.




mercoledì 5 aprile 2017

IL SIGILLO DELLA POESIA - Alda Merini

Gorghi
Titolo: Il sigillo della poesia
Autore: Alda Merini (a cura di Piero Manni)
Editore: Manni
Anno: 2013
Pagine: 247
Genere: Poesia



I Navigli, la poesia, la vita, il manicomio, ricordi dell'infanzia, la giovinezza, la passione. 
C'è tanto della Merini in questo appassionante libro.




Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Nacque a Milano, il 21 a primavera pur non essendo conscia del fatto che “nascere folle /aprire le zolle / potesse scatenare tempesta”.
Sua madre era una donna bellissima e molto autoritaria. Non era concesso ai figli confidarle, per esempio, un amore né tantomeno una piccola disubbidienza perché certamente li avrebbe messi in punizione. A natale, e solo a Natale, nella loro casa un grosso cappone cuoceva per quattro ore e c’erano anche i presepi semoventi. Dopo aver terminato le scuole elementari decise di voler entrare in convento. Andò perciò a Vercelli e a casa sua ne fecero quasi una malattia: tutti i suoi familiari sostenevano che lei sarebbe stata sicuramente una buona madre. Ma lei come donna di casa non valeva molto ma si reputava una madre nata, una madre “morale”, mentale quindi non una di quelle madri che si occupano quotidianamente di tener pulita la casa, di quelle che costantemente spolverano o che stanno attente a che i figli non sporchino la casa. No, una madre diversa. Lei era Alda Merini…

Piero Manni è stato l’editore storico di Alda Merini da quando nell’anno 1987, nella rivista “L’immaginazione” pubblicata dallo stesso e diretta da Maria Grazia d’Oria, apparvero sette poesie della merini.
Manni e Merini iniziarono a frequentarsi con una certa regolarità e a conversare per telefono è da quelle conversazioni che è nato questo volume che, come lo stesso editore ha dichiarato, è un omaggio ad Alda in onore della loro amicizia.

Ad accompagnare i componimenti poetici si trovano frammenti di testimonianze, aneddoti e ricordi di un’anima sensibile, angosciata, immersa senza sosta in “quel fluire della vita in gorghi insondabili e amari” ma comunque sempre aperta verso gli altri, verso il mondo. Ed è forse in questo accorgersi del mondo, in questo tendere la mano e il cuore verso gli altri che la poesia prolifera. Perché, per dirla con la Merini, in “questo mio andare per i Navigli ho sempre parlato e aiutato tutti quelli che mi tendevano la mano; è anche grazie a loro, grazie a ciò che mi hanno insegnato che io ho fatto e faccio poesia”